Museo della Valle dell'Idice
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Ruote lungo la strada - 30 aprile 2011

Il 30 aprile 2011alle ore 16,00 il Museo della Valle dell’Idice ospita la mostra di sculture di Giuseppe Farella dedicate alla "ruota".


La mostra rimarrà aperta fino al 15 maggio compreso nei giorni di:


- venerdì dalle ore 16,00 alle 19,30


- Sabato e domenica dalle 10,00 alle 12,00 e pomeriggio dalle 16,30 alle 19,30.


Vi aspettiamo!


 

Una riflessione lungo la strada.
 
Il Museo della Valle dell’Idice è diventato, per gli amici della Fondazione Cervellati, un luogo inevitabile di passione e divulgazione per i motori su due ruote; in particolare, si sta affermando come un centro espositivo di studio e di rievocazione storica della vicenda Ducati.
E’ un piacere, per capirci meglio, ricordare la mostra “Un cucciolo nel DNA della Ducati”; una indagine autoprodotta sull’esordio della motoristica in Ducati. Un piccolo motore, prototipo Siata, fu portato a Borgo Panigale da Torino per generare quella serie di motori su due ruote che, oggi, tutto il mondo conosce.
 
Anticipiamo che nello stretto campo dei motori la Fondazione sta maturando una ricerca, che approderà in una mostra ancora iù ambiziosa; se il cucciolo è stato l’occasione di una trama di indagine che ha percorso mezza Italia, da Genova a Torino, da Trento a Bologna, la prossima allargherà il campo a mezza Europa. Per ora, non diciamo altro e lasciamo il nostro pubblico affezionato nell’attesa, ma ancora per poco.
 
Intanto, il 30 aprile, ore 16, si apre la mostra di sculture in terracotta di Giuseppe Farella sotto il titolo: Ruote lungo la strada.
Dalla produzione del nostro scultore sono state scelte quelle scene ( e si tratta proprio di “scene” e non singole figure) che ritraggono biciclette, motocarri, moto… passare lungo strade che possiamo immaginare ancora sterrate o da poco asfaltate, il territorio della “ricostruzione” del Paese; del primo boom economico.
Un tema che ricorre in Farella è la frequente presenza di pubblico, ai bordi del tragitto ciclabile o motoristico; l’autore risolve la scena con un “affiancamento” di figure, di gruppi plastici che potrebbero vivere anche autonomamente; sono gustosissimi, è un dialogo con il centauro; quelle figure messe insieme costituiscono un piccolo mondo, passato da poco e indimenticabile.
Ad esempio la scena della corsa, del moderno centauro con casco e tuta di pelle; non è ancora diventato il cavaliere ermetico di oggigiorno, ne vediamo spesso le guance rubizze e gli occhi divertiti, da uomo non più ventenne che ama marcare l’evento agonistico con un bicchierino.
Come nella precedente produzione del bolognese Cleto Tomba, anche Farella sente il bisogno di collocare l’affettuosa satira in una comunità che da poco è scomparsa, lasciandoci d’incanto più sereni e meno risucchiati dalla contemporaneità.
Gli amici della Fondazione Cervellati ritengono che, nella rincorsa di motori sempre più aggressivi, ci sia bisogno di una riflessione come quella che ci propone Farella; in particolare, come ci viene suggerito, ci mettiamo lungo la strada e ci facciamo bloccare dalla sua terracotta per godere in bonaria risata; che chiunque, nel proprio intimo, vorrebbe prolungare.